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06.03.2026

L’arte della preparazione della supa istriana iscritta nel Registro dei beni culturali della Repubblica di Croazia

La supa istriana, bevanda tradizionale unica della penisola istriana — più precisamente l’arte della preparazione della supa istriana — è stata ufficialmente iscritta nel Registro dei beni culturali della Repubblica di Croazia, confermando così il suo eccezionale valore quale parte del patrimonio culturale immateriale. La richiesta e la candidatura al Ministero della Cultura e dei Media sono state presentate dall’associazione rovignese Agrorovinj, con il sostegno della Città di Rovinj-Rovigno e della Regione Istriana. L’iscrizione nel Registro rappresenta un passo importante per la tutela, la trasmissione e la corretta interpretazione di questa pratica, che non è soltanto un elemento gastronomico, ma anche un’usanza sociale fortemente legata all’identità e allo stile di vita in Istria.

«Questo è un riconoscimento davvero grande a una tradizione che è sopravvissuta grazie alle persone e alla comunità, ma è anche un incentivo importante per la sua ulteriore salvaguardia», ha sottolineato il sindaco di Rovinj-Rovigno Emil Nimčević, che non ha nascosto l’entusiasmo per l’iscrizione della supa istriana nel Registro dei beni culturali della Repubblica di Croazia.

«La supa istriana, oltre al suo valore gastronomico, rappresenta un’usanza e un rituale di convivialità, parte dell’identità di tutta la nostra Istria. Siamo orgogliosi che proprio la nostra associazione Agrorovinj, con il nostro sostegno e quello della Regione, abbia avviato la procedura che ha portato a questo importante riconoscimento. Questa iscrizione è anche un riconoscimento dell’impegno pluriennale dei membri di Agrorovinj che, attraverso il Festival della supa istriana e numerose altre attività, hanno lavorato con dedizione alla tutela e alla promozione dei prodotti istriani e rovignesi. Il nostro obiettivo è che questa tradizione continui a essere trasmessa, resti viva e presente nella quotidianità e che le future generazioni la riconoscano come parte della propria identità», ha dichiarato il sindaco.

Anche Kristijan Damijanić, presidente dell’associazione Agrorovinj — che, con il grande aiuto del compianto Davor Šišović, noto giornalista, pubblicista e critico letterario istriano, ha preparato la candidatura e presentato la richiesta al Ministero della Cultura e dei Media — ha espresso grande soddisfazione per l’iscrizione della supa istriana nel Registro dei beni culturali della Repubblica di Croazia.

«La supa istriana merita di essere riconosciuta come bene culturale della Repubblica di Croazia perché non rappresenta soltanto una ricetta, ma un’usanza viva che in Istria si tramanda da generazioni. Abbiamo intrapreso questo percorso con la chiara intenzione di tutelare la supa istriana, conservarne l’autenticità e incoraggiare la trasmissione del sapere alle generazioni più giovani. È una conferma importante del fatto che ciò che abbiamo costruito negli anni attraverso il Festival e le altre attività ha senso e valore, ed è al tempo stesso un obbligo e una motivazione a proseguire con ancora maggiore determinazione», sottolineano da Agrorovinj. Nel processo di candidatura ha partecipato come consulente anche la dott.ssa Tamara Nikolić Đerić, antropologa culturale e membro della rete UNESCO dei formatori per l’attuazione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

 

Tradizione “da sempre” e unicità che non esiste al di fuori dell’Istria

I testimoni sul territorio affermano che la supa istriana esiste “da sempre” e, in base alla ricostruzione dell’età dei testimoni, si può sostenere che la supa istriana sia indubbiamente presente nella coscienza della popolazione istriana almeno da quattro generazioni. Esistono inoltre opinioni secondo cui la supa istriana affonda le sue origini nella bevanda antica kykeon, e un piatto simile alla supa istriana viene menzionato anche nel ricettario del conte Nikola Zrinski del XVII secolo. Tali tracce rimandano a un più ampio modello culturale mediterraneo di convivialità basata su vino, olio d’oliva e prodotti cerealicoli, presente in varie forme anche altrove in Europa. Ad esempio, in Catalogna e in Toscana si riscontra ancora l’usanza di consumare pane imbevuto nel vino (talvolta anche cosparso di zucchero), il che può indicare radici antiche comuni. Tuttavia, oggi non esiste al di fuori dell’Istria una pratica di preparazione e consumo dello stesso, o anche solo di un simile, “bevanda-rito” come la supa istriana. Proprio in questa unicità risiede una parte del suo valore culturale.

Le testimonianze scritte sulla supa istriana sono di data relativamente recente e provengono soprattutto da servizi mediatici e da registrazioni etnografiche sulla vita tradizionale dell’Istria degli ultimi cinquant’anni. Eppure, proprio dalle testimonianze raccolte sul campo emerge la stabilità e la diffusione della pratica: la ricetta è in larga misura uniformata in tutta l’Istria e anche la terminologia è pressoché identica. Il modo tradizionale di preparazione è stato inoltre trasferito, dalla fine degli anni Sessanta, anche nella ristorazione istriana.

È prassi consolidata preparare la supa istriana nella bukaleta con vino rosso riscaldato, accompagnato da una fetta (feta, supa) di pane casereccio tostato, olio d’oliva, zucchero e pepe. Allo stesso tempo, esistono opinioni e testimonianze secondo cui in passato, nelle famiglie, la supa potesse essere più semplice a causa del costo degli ingredienti, e che venisse preparata anche in altri recipienti, ad esempio in pentole, terrine o piatti. Oggi però la bukaleta resta il simbolo centrale e il “portatore” materiale dell’usanza.

 

Tradizione vitale e ancora viva

La supa istriana è tuttora un fenomeno vitale: viene preparata in famiglia, durante incontri e feste, ed è presente anche nell’offerta gastronomica. Tuttavia, dalle testimonianze e dalle ricerche si può concludere che la diffusione dell’usanza di preparare e consumare la supa istriana sia diminuita di circa il 50% rispetto a qualche decennio fa. Dove l’usanza si è mantenuta, essa viene trasmessa in famiglia e attraverso legami di parentela, vicinato e amicizia, ma anche grazie ai ristoratori locali.

Tra le sfide viene indicata anche una non corretta interpretazione in alcune pubblicazioni turistico-gastronomiche, dove il termine “supa” viene erroneamente associato al concetto di “zuppa”. L’iscrizione nel Registro è quindi anche un’occasione per evidenziare ulteriormente il significato corretto e il valore della supa istriana, e per prevenire la sua banalizzazione tramite educazione, programmi pubblici e progetti culturali.

 

Il ruolo di Agrorovinj e del Festival della supa istriana

Grazie all’associazione Agrorovinj e al Comitato di quartiere di Rovinjsko Selo, nell’ambito della tradizionale Antonja che si svolge ogni anno a Rovinjsko Selo, è stato avviato il Festival della supa istriana, che negli ultimi anni ha dato il contributo maggiore alla valorizzazione di questa bevanda riconoscibile. Il Festival mantiene viva la consapevolezza e la conoscenza del metodo di preparazione originario e promuove la supa istriana come contenuto gastronomico particolarmente adatto al turismo, alla ristorazione, alla gastronomia e alla vita sociale contemporanea. Un grande merito della sua popolarizzazione appartiene certamente anche al compianto Josip Pino Kuhar, cuoco e professore del villaggio Kuhari presso Žminj.

«Il programma del Festival si arricchisce di anno in anno ed è particolarmente attrattivo grazie alla gara di preparazione della supa istriana in due categorie — la tradizionale (con soli ingredienti tradizionali) e la creativa (con ingredienti innovativi consentiti) — che i visitatori hanno la possibilità di assaggiare in una piccola bukaleta ideata per una sola persona», spiega Damijanić.

Agrorovinj ha sviluppato, e continua a sviluppare, attività legate alla supa istriana anche al di fuori del periodo del Festival, ad esempio con la creazione della confezione souvenir “Supa box” insieme all’associazione Faro 11, con dimostrazioni di preparazione in altri eventi eno-gastronomici e con degustazioni guidate e presentazioni in collaborazione con l’Ente turistico della Città di Rovinj-Rovigno.

L’associazione sottolinea inoltre che sono previste attività educative in collaborazione con le scuole istriane ad indirizzo turistico-alberghiero, nonché con associazioni di agricoltori, viticoltori, cuochi, agriturismi, pensionati e appassionati di patrimonio culturale, con l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni il sapere sulla preparazione e sul consumo della supa istriana e di rendere la supa più visibile sia tra gli istriani sia nell’esperienza dei visitatori che conoscono l’Istria attraverso i suoi “segni distintivi”.