In occasione della celebrazione della Giornata della Città e della sua patrona Sant’Eufemia, nell’ambito del programma culturale il CAV Batana Rovinj-Rovigno presenta la mostra fotografica indipendente dell’autrice Francesca Della Toffola “Zaokružene čarolije” – “Accerchiati Incanti”.
L’inaugurazione ufficiale della mostra è il 14 settembre 2024 alle 20:00 presso la Galleria Batana, Piazzetta degli Squeri 2, con la partecipazione dell’autrice.
Francesca Della Toffola (Montebelluna, 1973). Il suo amore per la fotografia nasce durante gli anni universitari a Venezia. Segue le lezioni di Italo Zannier e si laurea in Lettere con la tesi Sulla soglia dell’immagine: Wim Wenders fotografo. Si specializza, in seguito, presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Dopo un iniziale interesse verso la macrofotografia e i particolari, esplora il linguaggio fotografico: la ricerca sui materiali, la scoperta della linea nera e la riflessione sull’autoritratto.
Nel 2009 pubblica il libro The black line series, e nel 2018 Accerchiati incanti, con il quale vince il Premio Hemingway nello stesso anno. Nel 2021 pubblica il diario Residenza d’artista a Villa Greppa: Apparizioni per testardi picchi. Recentemente è stato pubblicato il libro Nel buio ho trovato l’azzurro e l’oro, che presenta uno studio autobiografico con la fotografia istantanea.
Ha esposto in numerose mostre collettive e individuali. Le sue fotografie fanno parte di collezioni private e pubbliche, tra cui l’Archivio Zannier, l’Archivio fotografico storico della Galleria comunale di Modena, il Museo Nori De Nobili di Senigallia e l’Archivio fotografico nazionale degli autoritratti di Senigallia.
È curatrice della manifestazione Trevignano Fotografia, giunta alla XIII edizione. Insegna tecnologie e tecniche della comunicazione multimediale nelle scuole medie superiori.
“ACCERCHIATI INCANTI”
Decidere che il corpo, a volte ingombrante e soffocante, diventi gradualmente invisibile, significa per me diventare arioso, leggero, volare, liberare la mia parte interiore.”
Gli accerchiati incanti sono per il poeta Andrea Zanzotto quelle pozze d’acqua che si incontrano passeggiando nei palù ma anche quei cerchi che si formano nell’acqua quando cade una foglia o un’infiorescenza o simili.
Nel mio progetto, questi momenti di incanto diventano un tentativo di fondere il mio corpo con la natura. In quel momento i confini si dissolvono e si compenetrano, la pelle diventa acqua, erba, foglie, terra. Oltre l’orizzonte, oltre i confini, oltre la terra… per penetrare la superficie della materia, della luce, della fotografia… per irradiarsi.
La natura madre/matrigna abbraccia, conforta, avvolge. Riconnettersi con la natura. Fondersi con il paesaggio, l’ambiente, l’atmosfera del mondo, armonizzarsi con esso, lasciarsi confondere fino a diventare parte di un tutto infinito che si completa nella forma di un cerchio. Il cerchio come simbolo della terra, della femminilità, della maternità, ma anche della visione circolare dell’occhio umano.
Non ci sono confini, spigoli acuti, un orizzonte in espansione, ma un cerchio che gira su sé stesso, che impone una visione penetrante, che vuole immettersi al di sopra della superficie.
Il progetto è iniziato nel 2010 e successivamente si è sviluppato, ampliandosi: l’esigenza di sottolineare che siamo parte della natura diventa ancora più intensa, mostrando come la natura si impossessi di pareti, muri, piastrelle, inglobando tutto senza distinzione; è così che la natura rivela la sua forza appropriandosi di tutto.
Francesca Della Toffola
NESSUNA TERRA IN VISTA
La fotografia che state guardando, una bellissima, cangiante visione caleidoscopica di Francesca Della Toffola, non è un dipinto, ma qualcosa di molto più vicino al lavoro della fotografa. Lavorando all’interno di un cerchio, come se la fotografia fosse creata dall’obiettivo stesso, l’artista crea immagini circolari libere dalle regole della correttezza compositiva, qualcosa di puro e spontaneo; potremmo chiamarla la lente della mente, dove i pensieri si sovrappongono e si scontrano, dadaismo in movimento.
La storia della fotografia offre diversi esempi di pensiero circolare che non sono direttamente inscritti nella periferia della fotografia concepita come il suo confine. L’ovale, sia verticale che orizzontale, è sempre stato utilizzato per mascherare le aberrazioni della luce delle lenti, gli angoli sgualciti o persino le impronte digitali appiccicose. Ma questi mondi arrotondati nascondevano sempre dei rettangoli.
In netto contrasto con la maggior parte delle fotografie circolari nella storia della fotografia, le ipnotiche fotografie a colori di Francesca Della Toffola ruotano e rotolano senza alcuna linea dell’orizzonte visibile a cui aggrapparsi, permettendoci di animare la fotografia. Come nei mondi di Lewis Carroll, il tempo e le dimensioni diventano materia di sogni. Della Toffola ci invita a condividere i suoi sconvolgimenti che sfidano la gravità per arrivare alla fine del suo viaggio trasformata dai segreti della vita, senza mai svegliarsi come ha fatto Alice per poter concludere la storia.
Eppure, in tutti i suoi paesaggi fantastici, Della Toffola ci mantiene con i piedi per terra attraverso la stratificazione del suo soggetto. Anche quando la linea dell’orizzonte si trova dove ce la aspetteremmo, il lavoro non è meno variabile. Dal dittico, la prospettiva binoculare di un vecchio albero, il suo busto emerge e si innalza verso la biforcazione dell’albero. Scopriamo il suo corpo parzialmente vestito che scivola sotto le foglie, coperto di neve come se fosse spolverato di zucchero, pressato come un campione per un microscopio, la carnagione arrossata dalle pietre, mentre le lunghe gambe sono piegate come se un architetto avesse lasciato spazio alla forma umana per rompere la prevedibilità della linea piatta. I piaceri compositivi che inventa attraverso la sperimentazione spontanea si sposano innocentemente con i piaceri astratti di Kandinsky e Klee, mentre la bellezza decorativa di alcune fotografie evoca Klimt, senza essere Klimt, Klee o Kandinsky.
L’angolo di un alto muro che potrebbe trovarsi in una sorta di cortile, taglia in due il suo busto mentre si alza in punta di piedi per catturare un lampo di luce solare. Dalla gola parte l’ombra netta della barriera, parallela ad un’altra ombra indeterminata. I punti che collegano la fotografia, come molte altre nella mostra, sono spostati fuori centro, come un problema geometrico con molti punti di intersezione. Se AB è uguale a BC, quanto è lungo AC? Le illusioni ottiche sono numerose. Immagini come questa, create in contesti urbani, rispetto alle immagini magiche create nei mondi naturali, proiettano il lavoro dal magneticamente romantico al metafisicamente seducente con tale eleganza e potenza che non possiamo fare a meno di chiederci su quale pianeta vive Francesca Della Toffola. Deve essere un pianeta senza terra in vista.
Arno Rafael Minkkinen